E’ ripreso da dove era stato interrotto il processo nei confronti del camionista di Ravanusa, Giuseppe Pendolino, accusato di omicidio colposo per aver provocato la morte della giovanissima studentessa di Licata Giuliana Pintacorona. All’udienza, che si è tenuta dinanzi al giudice Ezio Damizia, al Tribunale di Agrigento, sezione distaccata di Licata, tutte le parti, ovvero il Pubblico ministero Calogero Montante, la parte civile, rappresentata dall’avvocato Angelo Balsamo, e l’imputato, difeso dall’avvocato Antonino Catania, hanno prestato il consenso all’acquisizione della documentazione già prodotta e dei verbali di tutte le prove orali acquisite dal precedente giudice Walter Carlisi.
Scongiurata così l’ipotesi di una riassunzione delle prove acquisite a causa del mutamento della persona del giudice (sostanzialmente, rifacendo il dibattimento da capo), all’udienza è stato sentito il consulente tecnico dell’accusa, l’ingegnere Pietro Minacapilli. Il consulente, rispondendo alle domande del Pubblico ministero, del difensore della parte civile e del difensore dell’imputato, ha riferito in ordine agli accertamenti tecnici compiuti con riferimento alla ricostruzione dell’incidente in cui perse la vita la giovane Giuliana Pintacorona.
Il processo è stato rinviato all’udienza del 16 giugno per l’audizione del perito Emanuele Alescio di Licata, consulente della parte civile, e degli ingegneri Edoardo Romano di Palermo e Mattia Sillo di Pavia, consulenti tecnici dell’imputato Giuseppe Pendolino. L’incidente mortale si era verificato nel novembre del 2006, all’incrocio tra il ponte Federico secondo e via Umberto Primo, proprio nei pressi della via Giarretta a Licata.